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FIUME SILE E 50a VOGALONGA DI VENEZIA
dal 19 al 24 maggio 2026

 

 

Questo è il racconto della discesa del Fiume Sile da Morgano (TV) alla laguna di Venezia in tre giorni, e della successiva partecipazione alla 50ma Vogalonga di Venezia. Alla pagaia: Stefano, Paola e Roberta.

Giorno 1

Partiamo presto dopo aver usufruito dell’ospitalità della casa di Stefano per praticità, ma anche perché ci piaceva l’idea di stare tutti insieme già dalla sera prima. Il viaggio verso Morgano, a due passi da Treviso, è lungo e a volte noioso causa code nel temibile tratto Firenze-Bologna, ma tra una chiacchiera e l’altra alla fine il tempo vola e ci troviamo a Ca’ del Sile, B&B in un posto che dire incantevole è dire poco. Scarichiamo al volo le attrezzature e già Stefano corre a lasciare la macchina a Iesolo (parking Gorizia), da dove tornerà dopo 4 autobus e diverse ore di viaggio.

Io e Paola inganniamo il tempo facendo shopping da Ozone. Io incontro la persona che, avendo visto il relativo annuncio su Subito, ha comprato la mia bici da viaggio (si perché oltre a tre canoe, tre persone e montagne di attrezzature, in macchina avevamo anche la mia bici…).

La sera entriamo titubanti e quasi di malavoglia nell’unico ristorante dei paraggi per fare invece una ottima mega cena. Poi torniamo a dormire nella nostra bellissima mansarda a due piani vista lago di Cà del Sile.

Giorno 2

Ci imbarchiamo comodamente dal laghetto della struttura che ci ha ospitato e iniziamo l’avventura: facciamo finta di niente ma sento che siamo tutti un po' emozionati per questo viaggio. Già sappiamo che sarà dura e la promessa viene puntualmente mantenuta. Il fiume è tranquillo e senza pericoli, anzi ci spinge leggermente, il panorama è tutto naturale e bucolico, ma i 7 trasbordi per superare i tratti intransitabili sono obiettivamente faticosi. Alcuni meritano una menzione. Il primo passaggio si presenta minaccioso ma Paola, dopo averlo ispezionato con aria professionale da canoista navigata, dice “se po' fa” e, seguita da Stefano, si butta sotto al ponticello; io sono ancora poco confidente col comportamento fluviale della mia canoa marina e non me la sento e mi faccio il primo breve, ma faticoso, trasbordo. Un altro passaggio si presenta assai critico: dobbiamo superare uno sbarramento in mezzo a delle case. Non c’è verso di superarlo in canoa e non si vedono punti di imbarco a ragionevole distanza. Mentre stiamo lì a ragionare esce una ragazza dall’unica casa col giardino sull’acqua ; le chiediamo il permesso di transitare in un modo che non riesce a rifiutare e cosi riusciamo a riconquistare il fiume. Infine, il mitico e temuto trasbordo a Treviso, con relativo lungo attraversamento del centro in mezzo a pedoni, automobili e autobus (approfitto per ringraziare la ASD Canottieri Sile, strategicamente collocata nel centro della città per l’accoglienza e l’ospitalità), e reimbarco calando i kayak dall’argine con le cime.

Dopo Quinto di Treviso, arriviamo in zona Aeroporto. Stefano si ferma e aspetta speranzoso finché effettivamente, un jet ci passa sulla testa.

In questa zona il panorama è diverso dal tratto iniziale, il fiume è circondato da case, ville, villette e villone con giardini immensi e curatissimi. Sono tantissimi gli uccelli acquatici che incontriamo, gallinelle di mare, svassi e soprattutto cigni, uno dei quali decisamente se la prende con Paola e la insegue aggressivamente finché la malcapitata non esce da quello che lui evidentemente ritiene essere il suo territorio.

Sbarchiamo a Casale sul Sile (TV) e, stanchi e bagnati, carrelliamo le canoe e le trasciniamo fino alla casetta gestita da una simpatica coppia di pensionati dove passeremo la notte.

Km 28 per sei ore in acqua (compresi i tratti a piedi e le poche pause diventano 37 in 9 ore)

  20 giugno  
     
     
     
   
     

Giorno 3

Oggi l’obiettivo è raggiungere la laguna di Venezia fino all’isola di Sant’Erasmo. Percorriamo quindi un tratto di Sile meno bucolico ma ugualmente interessante, puntellato di esempi di archeologia industriale, tra cui l’interessante cimitero dei burci (barconi in legno lasciati a macerare nell’acqua). Dopo Quarto d’Altino, usciamo dal Sile propriamente detto (che scopriremo essere l’acqua del Sile deviata sul vecchio letto del Piave), per immetterci in un canale (che segue il percorso del vecchio Sile, prima degli interventi dei veneziani per aprire nuove vie) che ci porta alla chiusa di Portegrandi. Da qui, dopo pochi km, ci reimmettiamo di nuovo nel Sile che sfocia nella nella laguna di Venezia, lato Nord-Ovest. Ci infiliamo nel canale centrale di Torcello dove proviamo a scendere per sgranchirci le gambe, ma un solerte operatore della locanda Cipriani non ci considera adeguati al contesto e ci fa reimbarcare di corsa. Da qui ci dirigiamo verso l’isola di Burano, che costeggiamo per un lato per poi lasciarla attraversando il canale che porta a S. Erasmo. L’isola in realtà è lunghissima, quindi ne dobbiamo costeggiare un bel pezzo per arrivare alla meta. Siamo stanchi e pagaiamo a fatica nell’acqua bassissima, vediamo qualche granchio, quando finalmente compare il moletto diroccato che era il nostro punto di arrivo ci pare un miraggio. La casa in cui alloggiamo (Ca Vignotto) è situata sulla sponda dell’isola opposta rispetto a Venezia, tanto per aumentare lo stato di straniamento in cui ormai siamo. Qui reincontriamo lo strano personaggio che già ci aveva ospitato qualche anno fa (vedi racconto 48 esima Vogalonga 2024), e – esattamente come quella volta – ci presta delle bici scalcagnate per raggiungere l’unico ristorante dell’isola e il pensiero corre a quella serata con Maurizio e Filippo e ancora ci ridiamo su.

Km 32 per sette ore di navigazione (poche pause)

  21 giugno  
     
     
   
     

Giorno 4

Ci imbarchiamo praticamente dalle sabbie mobili, createsi per la bassa marea e pagaiamo verso la terraferma, zona di Punta Sabbioni, sotto lo sguardo indifferente dei vari uccelli che banchettano sugli isolotti affioranti. L’acqua è bassissima e si fa fatica a pagaiare. Seguendo la traccia che Stefano aveva disegnato, costeggiamo le isole Lio grande e Lio piccolo, meno note delle altre, che però ci incuriosivano proprio per essere poco turistiche. Avremmo dovuto anche attraversarne una percorrendo un canale, ma la stanchezza ha prevalso e abbiamo preferito tirare dritto. Di nuovo sulla terraferma, facciamo una sosta (finalmente!) a Cavallino Treporti, dove decidiamo di fare pranzo, ma siamo timorosi nell’approcciarci ad un locale, dato che siamo coperti di fango dalla testa ai piedi. Per fortuna le ragazze che servono non si fanno scrupoli e ci fanno mangiare su degli sgabelli all’aperto. Sante e benedette ! Ci reimbarchiamo e seguiamo un canale con un panorama campestre che non cambia mai, siamo un po' disorientati ma alla fine arriviamo ad un’altra chiusa (Conca del Cavallino) . Come l’altra, anche questa è automatizzata. Gli operatori si accorgono dalle telecamere che c’è qualcuno che deve passare e azionano i portelloni e le pompe. Noi, diffidenti, abbiamo comunque chiamato al numero indicato per farci aprire. Al di là dei portelloni, ci immettiamo nell’ultimo canale, che non è altro che la foce del Sile. Lo percorriamo per un paio di km finché ci compare imperturbabile e tronfio per le sue belle righe bianche e blu l’enorme faro di Iesolo. Dopo giorni e giorni di selvaggitudine eccoci ripiombati nell’umanità tipica del clima estivo: spiaggione, ombrelloni, alberghi e bikini. Dopo altri 3 km di mare calmo, arriviamo a punto di sbarco vicino al parcheggio. Dopo un meritato bagnetto, ricarichiamo tutto per andare a Mestre, dove alloggeremo le due notti successive.

L’hotel Antica Fenice, sembra popolato da gente elegante e ci sentiamo un po' a disagio – ci consentono di stendere il nostro inguardabile bucato purché sia in un angoletto nascosto, così che non lo veda nessuno.

Km 24 per 5 ore

  22 giugno  
     
     
     
   
     

Giorno 5

Giornata libera, Paola e Stefano alla Biennale, io a zonzo per Venezia mi concedo la visita di San Marco e dei sui magnifici cavalli. Ci rivediamo in albergo dove i miei compagni mi raccontano della mostra e di quanto siano rimasti perplessi per alcune “opere” esposte.

Giorno 6

Da Mestre andiamo a Venezia in auto e parcheggiamo al Tronchetto per imbarcarci dalla spiaggetta ormai collaudata nel 2024. Da qui andiamo incontro a Filippo e Maurizio che ormai con la loro formula “treno + canoa gonfiabile” sono degli habitué della Vogalonga “”pagaia e fuggi”. Stavolta riusciamo a partire puntuali allo sparo del cannone in Piazza San Marco.

“Ancora un po' e poi basta, ancora un po' e torniamo indietro” e invece io e Paola, che eravamo un po' in dubbio dopo la faticata dei giorni precedenti, completiamo l’intero percorso, anche per stare insieme ai nostri amici e per non perderci né la disco-music a S. Erasmo, né il lancio della banana a Burano, né l’ingresso finale al Canal Grande.

La Vogalonga, – diciamocelo – la potresti fare mille volte senza annoiarti mai.

Stanchi ma felici, ricarichiamo e ripartiamo per Roma la sera stessa.

Km 32 per 8 ore

Roberta Bussadori

  24 giugno  
     
     
     
     
     
     
     

 

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